Volti d’artista: Blu splendente con Ustina Bazhova

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Ustina Bazhova, Naked, oil on canvas, 50 x 40 cm, 2023

Esco da lavoro e un messaggio su cell mi raggiunge: la galleria Corals è ancora aperta. Riesco a passare?

Guidando sulla circonvallazione di Milano in mezzo al traffico delle 18.00 mi ricordo perché lo faccio, perché tanto sbattimento quando potrei essere a casa a guardarmi The Boys. La risposta arriva rapida e chiara: mi piace avere altro nella mia vita che non sia lavoro, palestra, routine e uscite con gli amici. Quando qualcuno ha qualcosa da proporre, da dire, da comunicare con sincero intento e tecnica meravigliosa, ha il mio orecchio, i miei occhi, il mio cuore per il resto della serata.

Alla galleria mi aspetta Ustina Bazhóva. Racconta della Siberia dove è cresciuta, del trasferimento, del periodo trascorso presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Approfondisce su come è cresciuta e su cosa vuole raccontare: “Perchè il blu, il bianco e il nero?”

“Perché sono i colori della mia terra.”

“Perché questo blu risplende?”

“Quella è l’anima che esce fuori. Che emerge dal blu.”

Signori e signore, l’intervista di oggi è dedicata Ustina.

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Ustina Bazhova, Tomorrow Comes Today, oil on canvas, 140 x 100 cm, 2023

Ustina Bazhova è un’artista emergente nata e cresciuta in Siberia, Russia, e attualmente basata a Milano, Italia, dove studia presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. È partecipante del programma Squardi III e ha esposto presso ABC Arte (Milano) e Weekend Gallery (Francoforte). Lavorando principalmente con olio su tela, la sua pratica pittorica esplora la percezione emotiva, la vulnerabilità e gli stati interiori di coscienza nella società contemporanea.

Felice di averti qui, Ustina. Presentati ai lettori.

Buongiorno! Sono Ustina Bazhóva. Sono una giovane petrice e sono felice di essere qui.

Ci racconti dove nasce la passione per la pittura e per l’arte?

Credo, che è nata con me. Ho iniziato dipingere prima dei miei primi ricordi. Nella mia famiglia cerano tanti artisti, penso che questo bisogno di creare si tramandato.

Hai fatto un lungo viaggio per essere qui: dalla Siberia fino a Milano. Ti manca la tua terra? Cosa ti porti dietro della Siberia nella vita di tutti i giorni qui a Milano?

Si, il viaggio era veramente lungo. E certo che mi manca la mia famiglia, la mia citta, la foresta e l’aria quando fanno 40 gradi. Ma non sono qua per sbaglio, la libertà e essenziale per l’artista. Dalla Siberia ho portato solamente me stessa e la passione per l’arte.

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Perché proprio il blu?

Il blu non lo vedo come colore, ma come condizione. È il colore della profondità, della lentezza e di un’intensità silenziosa — il colore della notte, del sonno, del pensiero sommerso. E certamente e collegato anche al’inverno dove sono cresciuta. Il neve e bianco, gli alberi sono neri, c’e solo il blu, il blu della luna.

Corpi e scenari si fondono nei tuoi dipinti evocando un senso di solitudine, ma anche di pace. Ci racconti i sentimenti che miri ad evocare con i tuoi lavori?

Il corpo dipingo come un luogo di ascolto. Non è solitudine di mancanza, ma solitudine che serve per sentire se stesso, cosa ti dice il tuo cuore.

Nei tuoi lavori abbondano i soggetti femminili, molto piú di quelli maschili. È una questione di stile o ti senti piú in sintonia con i soggetti femminili?

Io cerco sempre di dipingere quello che sento sinceramente. Ogni emozione, li sento nel mio corpo prima di metterli su tela. Nel corpo di donna c’e molto dolore particolare, c’è la possibilita di dare vita, allora c’e un’intimita straordinaria con la questione della vita e la morte. E queste cose li sento, per i uomini non so dire. 

Il nudo è un altro elemento comune nei tuoi lavori. Ti senti a tuo agio con il nudo artistico o questa scelta nasce dal desiderio di rappresentare una condizione di vulnerabilità?

Certo, ha molto a che fare con l’intimità. Come ho detto, voglio rappresentare una persona che ascolta se stessa. I vestiti e qualsiasi elemento artificiale rimanderebbero al mondo esterno, ma io voglio rimanere ed esplorare l’interno.

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Galleria Corals, Via Evangelista Torricelli 21, Milano

Ho visto nei tuoi dipinti il blu vibrare di colori, splendere di luce propria, come se emergesse la personalità di ciascuno nel blu delle modelle che lentamente si colora. Ti voglio chiedere: questo splendere ha una connotazione spirituale?

Sono molto interessata a ciò che le persone chiamano anima e a quale forma visiva possa assumere. L’ho sempre immaginata come una luce che proviene dall’interno, dall’ombra. E la luce blu è in contrasto con la luce del sole, il che sottolinea ancora una volta che questi paesaggi non appartengono al mondo esterno.

Un altro tema d’interesse emerso in Blu ti ascolta è la tua critica al mondo iperconnesso contemporaneo. La tua ricerca è forse una fuga da questo mondo?

La cosa più folle per me nella società di oggi è che il modo in cui gli altri ti vedono è diventato più importante di come tu vedi te stesso. Possiamo dare la colpa ai social media o al consumismo, ma incolpare non mi fa sentire particolarmente meglio. Come si dice: “Se vuoi cambiare il mondo, inizia da te stesso”. E le mie opere sono la testimonianza del mio percorso per tornare ad essere me stessa.

Quali messaggi vuoi far arrivare allo spettatore mediante i tuoi lavori?

Alla mostra ho sentito così tante interpretazioni diverse di questi dipinti, e questo mi ha ispirata molto. Io posso dipingere solo ciò che conosco e sento io, ma lo spettatore vedrà ciò che conosce e sente lui, e questo per me va più che bene. È la cosa bella dell’arte.

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Ustina Bazhova, Storm, oil on canvas, 50 x 40 cm, 2023

Qualche domanda piú leggera: raccontaci di Chandra Candiani e di altre tue influenze.

La mia professoressa in Accademia mi ha presentato il suo lavoro, ed è diventato un punto di svolta per me. Come pittrice, per me è difficile spiegarmi a parole: è proprio per questo che dipingo, per esprimermi visivamente. Ma Chandra è riuscita a dire, in prosa, cose incredibilmente simili a quelle che voglio esprimere io. Non è diventata tanto un’influenza, quanto piuttosto una terra su cui poggio quando ho bisogno di parlare della mia arte.

Sei un’appassionata di musica: oltre ai Gorillaz, con cui condividi il titolo di un’opera, cosa ascolti?

I Gorillaz sono sicuramente i miei preferiti. Sono cresciuta ascoltandoli. Tra le passioni più recenti ci sono i Boards of Canada, Mitski, La Femme, Paolo Conte. Non ho davvero una preferenza di genere: amo semplicemente quando la musica è sincera.

Lascia un messaggio a giovani artisti emergenti come te che cercano la loro strada.

Per creare arte oggi non è più necessario conoscere tecniche, materiali o addirittura la storia, ma è essenziale conoscere se stessi.

Grazie, Ustina.

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L’arte e l’artista, 2026

Speriamo di cuore l’articolo di oggi vi sia piaciuto. Se v’interessa l’arte di Ustina, date un’occhiata alle sue pagine social.

Alla prossima!

Gianmaria Simone

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