Kiefer: chi sono le alchimiste a Palazzo Reale di Milano

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Allestimenti della mostra Kiefer. Le Alchimiste. Foto: Ela Bialkowska, OKNO Studio

Dio, quanto amo le belle idee. A quelle grandiose, come questa di Anselm Kiefer, di solito dedico un articolo.

Di cosa tratta la sua recente mostra a Palazzo Reale inserita nell’ambito dell’Olimpiade Culturale? Be’, le sue “alchimiste” nascono come un progetto monumentale site-specific per la Sala delle Cariatidi.

Nel 1943, l’incendio provocato dalle bombe degli alleati sulla Città, danneggiò gravemente l’architettura, ed in particolare le quaranta cariatidi, che lungo il perimetro reggevano la balconata. I volti sfigurati di queste quaranta figure femminili sono senza dubbio stati d’ispirazione a Kiefer per quest’opera dedicata alle grandi donne dimenticate dagli annali della storia, o comunque non abbastanza celebrate. Donne che reggono una balconata, il peso del mondo maschile, appunto; eppure Kiefer si è distanziato dall’idea di una mostra “femminista”, annunciando alla press conference: “Io stesso sono per metà donna”.

Si tratta di un progetto senza dubbio interessante, d’impatto e attualità, che tuttavia non si esime da un’accurata ricerca storica. Dalle comunicazioni ufficiali:

“Vissute prevalentemente tra il Medioevo e la fine del Seicento, le alchimiste furono custodi di saperi antichi legati alla natura, al fuoco, alla terra e ai cicli vitali. Oggi le definiremmo proto-scienziate, medichesse, erboriste, farmaciste, esperte di botanica, astrologia e cosmesi. Nelle loro ricerche e sperimentazioni adottarono i principî dell’alchimia, intesa come pratica della trasformazione della materia.”

E come ha pensato Kiefer di rendere loro onore?

“Anselm Kiefer ha creato per loro un pantheon, dando a ciascuna un volto e un’identità. Ogni tela è una resurrezione: in alto, il nome dell’alchimista emerge in oro dalla materia pittorica, come un atto di riconoscimento e di giustizia simbolica. Accanto a figure celebri come Caterina Sforza, Isabella Cortese o Maria la Profetessa, emergono nomi meno noti, finalmente sottratti all’oblio.

“Kiefer, alchimista tra le alchimiste, sottopone la sua pittura a vari stadi di trasformazione, utilizzando il fuoco, la fiamma ossidrica, gli acidi. Incide, taglia, cuce, cancella e ricomincia da capo: azioni che corrodono e purificano le superfici delle tele, sulle quali il piombo, lo zolfo, gli ossidi, la cenere, i petali di fiori, le piante officinali, i crogiuoli, e soprattutto l’oro, tanto oro, stigmatizzano il legame con questa antica scienza esoterica.

La mostra è spettacolare, anche grazie ai quaranta teleri usati come sfondo a questa pregnanza simbolica che non fanno che accentuarne la monumentalità, l’importanza di queste donne, tanto a lungo negata, che sembrano urlare: “Siamo qui! Siamo esistite!”

Tutto molto bello, significativo e toccante. C’è tuttavia una piccola critica che devo fare a questa mostra, che è la ragione che mi ha spinto a realizzare questo articolo: per quanto venga fornita una lista delle opere con i dettagli relative alle stesse, non viene chiaramente indicato dove reperire informazioni sulle “alchimiste”, il punto focale dell’esposizione.

Lungi da me perdermi in una critica sterile all’organizzazione dell’evento, ho deciso di fare un favore ai miei lettori e riportare qui la lista completa delle donne rappresentate da Kiefer con alcune informazioni su ciascuna di esse. Nello shop appena fuori dalla Sala delle Cariatidi è presente un book estermamente curato in grado di dare delucidazioni sull’esposizione e le figure femminili in questione, ma ritengo avrei apprezzato molto di più la mostra se avessi saputo in precedenza chi erano queste alchimiste. Per questa ragione io qui lo riporto, per chi avrà voglia di leggere, invitando a visitare Palazzo Reale in seguito.

La mostra vale la pena e resterà esposta fino a settembre. Non perdetevela.

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Allestimenti della mostra Kiefer. Le Alchimiste. Foto: Ela Bialkowska, OKNO Studio

1. Sophie Elisabeth von Clermont

Nobildonna tedesca vissuta nel XVIII secolo. Fece parte di circoli pietisti e teosofici della prima metà del Settecento, muovendosi in quell’area grigia in cui la devozione religiosa si fondeva con la ricerca chimica nei laboratori privati, intesa come via per purificare lo spirito attraverso la materia.

2. Lapis niger

Non è una donna, ma un concetto cardine dell’alchimia inserito volutamente da Kiefer nella numerazione. Il “Lapis niger” (la pietra nera) rappresenta la Nigredo (l’opera al nero): la fase iniziale della Grande Opera, caratterizzata dalla putrefazione, dalla decomposizione e dal caos primordiale da cui, solo successivamente, potrà nascere l’oro o la Pietra Filosofale.

3. Isabella d’Aragona (1470–1524)

Duchessa di Milano e Bari. Nella sua corte si circondò di dotti e umanisti, finanziando ricettari medicinali e la sperimentazione di essenze. Per gli alchimisti dell’epoca, la creazione di profumi e lo studio botanico approfondito erano considerati rami pratici della distillazione e della manipolazione degli elementi naturali.

4. Anne Conway (1631–1679)

Filosofa inglese di straordinaria profondità. Sviluppò una visione del mondo detta “monismo vitalista”, influenzata dalla Cabala e dai testi ermetici: sosteneva che non vi fosse separazione netta tra spirito e materia, ma che tutto l’universo fosse composto da un’unica sostanza vivente capace di trasformarsi e perfezionarsi continuamente.

5. Marie Meurdrac (c. 1610–1680)

Scienziata francese, autrice nel 1656 del trattato La Chymie charitable et facile, en faveur des dames. Fu una delle prime opere di chimica scritte da una donna per un pubblico femminile, nata per insegnare a preparare autonomamente cosmetici e farmaci senza dipendere dalle costose e oscure corporazioni maschili dell’epoca.

6. Barbara von Cilli (1392–1451)

Imperatrice del Sacro Romano Impero, soprannominata dai suoi detrattori “la Messalina di Germania”. Fu un’abile metallurgista e installò un enorme laboratorio nel suo castello a Samobor. La leggenda (e le cronache dei chimici rivali) voleva che fosse riuscita a creare leghe metalliche ingannevoli, spacciando rame e arsenico per vero argento purissimo.

7. Madame d’Orbelin

Figura semi-oscura della Francia del Settecento. Viene menzionata negli archivi esoterici e nelle cronache scientifiche del tempo per i suoi studi privati sui sali metallici e per aver frequentato i circoli in cui l’alchimia stava lentamente cedendo il passo alla chimica moderna.

8. Isabella Cortese (Attiva nel XVI secolo)

Alchimista veneziana, autrice del celebre libro I secreti della signora Isabella Cortese (1561). Il testo svelava formule per la produzione di rimedi medici, trucchi, ma anche procedimenti metallurgici avanzati. Ebbe un successo editoriale clamoroso in tutta Europa.

9. Leona Constantia (Attiva nel XVIII secolo)

Figura legata alla tradizione dei Rosacroce in area germanica. In un’epoca in cui le società segrete esoteriche erano quasi esclusivamente maschili, il suo nome compare nei registri iniziatici associato a esperimenti di laboratorio volti alla ricerca della rigenerazione medica.

10. Dorothea Juliana Wallich (1657–1725)

Scrittrice e alchimista tedesca operante a Weimar. Pubblicò, spesso sotto pseudonimo, importanti trattati pratici sulla manipolazione dei minerali, concentrandosi in particolare sul potenziale curativo e trasmutatorio dei derivati dell’antimonio.

11. Rebecca Vaughan (?–1658)

Moglie e fondamentale assistente del filosofo ermetico inglese Thomas Vaughan. Lavorando in laboratori clandestini durante la guerra civile inglese, contribuì attivamente alle procedure chimiche di distillazione dei sali e del mercurio prima di morire prematuramente, lasciando il marito disperato.

12. Sophie Brahe (1559–1643)

Scienziata danese, sorella del famosissimo astronomo Tycho Brahe. Oltre ad aiutarlo nella mappatura degli astri, dedicò gran parte della sua vita e delle sue finanze alla chimica paracelsiana e alla “spagiria”, ovvero la preparazione di farmaci complessi ottenuti separando e ricombinando elementi vegetali e minerali.

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Anselm Kiefer, Lady Margaret Clifford of Cumberland. Foto: Nina Slavcheva

13. Lady Margaret Clifford of Cumberland (1560–1616)

Nobildonna elisabettiana di vasta cultura. Allestì un laboratorio chimico privato d’avanguardia a Londra, impiegando diversi assistenti per sviluppare distillati medici ed estratti erboristici che utilizzava per curare i malati e i poveri delle sue terre.

14. Theosebia and Paphnutia (IV secolo d.C.)

Accoppiate da Kiefer in un unico punto: Teosebia era la colta interlocutrice gnostica dell’alchimista Zosimo di Panopoli, considerata una figura chiave nella trasmissione dei primi simboli ermetici in Egitto; Pafnuzia è un altro nome femminile cardine che compare nei frammenti dei papiri alchemici alessandrini legati alla tintura dei metalli.

15. Mary Anne Atwood (1817–1910)

Scrittrice inglese. Nel 1850 pubblicò anonimamente A Suggestive Inquiry into the Hermetic Mystery. Il libro rivoluzionò l’esoterismo occidentale proponendo che la vera alchimia non fosse la ricerca dell’oro fisico, ma un codice psicologico e spirituale per la trasmutazione dell’anima umana.

16. Theosophia Sternbucta (XVIII secolo)

Pseudonimo iniziatico che compare in manoscritti e almanacchi astrologico-alchemici tedeschi. Rappresenta l’archetipo della donna colta che doveva nascondere la propria reale identità dietro nomi allegorici per evitare persecuzioni o il discredito sociale.

17. Susanna von Klettenberg (1723–1774)

Religiosa e scrittrice tedesca, amica intima della madre di Goethe. Praticò intensamente l’alchimia nel suo laboratorio privato, cercando nei processi chimici una conferma visibile della grazia divina e della rigenerazione spirituale. Influenzò profondamente il giovane Goethe, ispirando in parte il suo Faust.

18. Sabine Stuart de Chevalier (c. 1764–1781)

Alchimista di origine scozzese attiva a Parigi. Pubblicò il monumentale trattato Discours philosophique sur les treize clefs de la philosophie hermétique, in cui interpretava i testi alchemici classici offrendo spiegazioni pratiche e dettagliate sulle operazioni di laboratorio.

19. Caterina Sforza (1463–1509)

La celebre “Leonessa di Forlì”. Instancabile sperimentatrice, passò la vita a raccogliere e testare formule nel suo manoscritto privato Gli Experimenti. Vi si trovavano ricette per curare la peste, per fabbricare l’oro, ma anche formule cosmetiche per conservare una giovinezza senza tempo.

20. Martine de Bertereau (1590–1645)

Baronessa di Beausoleil, considerata la prima donna mineralogista di Francia. Viaggiò in tutta Europa usando nozioni scientifiche avanzate unite a strumenti esoterici (come la rabdomanzia) per scoprire ricchi giacimenti minerari sotterranei. Finì i suoi giorni in prigione con l’accusa di stregoneria.

21. Lady Mary Herbert, Countess of Pembroke (1561–1621)

Fu una delle più grandi intellettuali dell’era elisabettiana. Nel suo castello di Wilton House creò un laboratorio chimico d’avanguardia dove si dedicò alla distillazione e alle scienze naturali.

22. Christina von Schweden (1626–1689)

La Regina Cristina di Svezia. Donna straordinaria, dopo aver abdicato al trono e aver abbracciato il cattolicesimo, si stabilì a Roma. Lì fondò una propria accademia e un enorme laboratorio alchemico privato nel seminterrato di Palazzo Corsini, lavorando personalmente alla ricerca della pietra filosofale.

23. E.H. (XVI secolo)

Iniziali misteriose che compaiono come firma protettiva in un celebre ricettario medico-alchemico tedesco del tardo Rinascimento. Kiefer inserisce queste sigle per onorare tutte le donne condannate all’anonimato storico.

24. Perenelle Flamel (1320–1397)

Moglie del celebre copista francese Nicolas Flamel. La tradizione esoterica le attribuisce un ruolo paritario e fondamentale nella decifrazione del leggendario Libro di Abramo l’Ebreo e nella successiva riuscita della Grande Opera (la creazione dell’oro e dell’elisir di lunga vita).

25. Blanche von Navarra (1331–1398)

Bianca di Navarra, regina consorte di Francia. Grande protettrice di dotti, fu una nota collezionista di testi di filosofia ermetica e finanziò diversi esperimenti legati alla metallurgia e alla purificazione dei metalli preziosi.

26. Anna, Kurfürstin von Sachsen (1532–1585)

Anna di Danimarca, Elettrice di Sassonia. Personalità politica ed economica fortissima, fondò a Dresda una celebre e immensa farmacia-laboratorio nota come Annaburg. Qui produceva oli curativi, distillati e composti chimici che distribuiva alle corti di tutta Europa.

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Anselm Kiefer, Marie de Bachimont, Foto: Nina Slavchev

27. Marie de Bachimont (XVII secolo)

Nobildonna francese attiva nella seconda metà del Seicento. Insieme al marito, fu una figura di spicco nei circoli sotterranei di Parigi dedicati alla magia e all’alchimia metallurgica. Rimase coinvolto nelle prime indagini che portarono poi al celebre scandalo dei veleni alla corte di Luigi XIV.

28. Anne Marie Ziegler (1550–1575)

Alchimista tedesca attiva alla corte di Brunswick. Sosteneva di aver scoperto un metodo per accelerare la crescita dei feti nei laboratori e per produrre la Pietra Filosofale. Rimasta impigliata in complotti politici e accuse di frode e stregoneria, subì una fine terribile: venne bruciata viva su una sedia di ferro rovente.

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Anselm Kiefer, Kleopatra. Foto: Gianmaria Simone, proprietà del Minimal Magazine

29. Kleopatra (III secolo d.C.)

Cleopatra l’Alchimista (da non confondere con la regina d’Egitto più famosa). Filosofa egiziana di epoca tardo-antica, fu una delle pochissime autrici in grado di formalizzare i processi di distillazione primordiale in testi scritti, unendo la chimica pratica alla mistica dei simboli.

30. Die Schwestern zu Rodaun (XVIII secolo)

“Le Sorelle di Rodaun”. Un gruppo di donne legate a una comunità semi-leggendaria operante nei pressi di Vienna a metà del Settecento, dedite alla preparazione di rimedi erboristici, tinture e misture spagiriche considerate miracolose dalla popolazione locale.

31. E.H., Frau von Pfuel (XVIII secolo)

Identità aristocratica tedesca del Settecento. Moglie di un ufficiale, fu una fiera sostenitrice e praticante dell’alchimia intesa sia come scienza medica per la famiglia, sia come via teosofica di meditazione attraverso l’osservazione dei metalli nel crogiolo.

32. Margaret Cavendish (1623–1673) & Venetia Stanley (1600–1633)

Accoppiate da Kiefer: Margaret Cavendish fu una filosofa e scrittrice di fantascienza pionieristica inglese che criticò duramente la scienza meccanicistica maschile del suo tempo; Venetia Stanley fu una nobildonna la cui tragica e improvvisa morte portò il marito, Sir Kenelm Digby (noto alchimista), a rinchiudersi in laboratorio per anni alla ricerca di elisir chimici in grado di preservare i corpi o richiamare lo spirito.

33. Anna Vasa von Schweden (1568–1625)

Principessa di Svezia e Polonia. Donna coltissima, trasformò la sua residenza a Brodnica in un polo scientifico. Espertissima di botanica, possedeva laboratori privati dove distillava medicamenti e creava erbari complessi, sfidando l’autorità dei medici accademici.

34. Camilla Erculiani (Attiva nel XVI secolo)

Speziala e filosofa naturale padovana. Nel 1584 pubblicò le Lettere di philosophia naturale, un trattato audace in cui discuteva di medicina, della fisica degli elementi e delle cause chimiche del diluvio universale. Venne processata dall’Inquisizione per le sue tesi non ortodosse.

35. Alethea Talbot Howard (1585–1654)

Contessa di Arundel. Fu una delle prime nobildonne inglesi a collezionare sistematicamente “segreti” chimici e ricette mediche. Nel suo palazzo allestì un laboratorio dove creava farmaci d’avanguardia che poi catalogava in manoscritti condivisi con i più grandi scienziati dell’epoca.

36. Elizabeth Grey (1581–1651)

Contessa di Kent. Autrice del fortunatissimo libro di ricette mediche e chimiche A Choice Manual, or Rare and Select Secrets in Physick and Chyrurgery (pubblicato postumo). Il testo dimostra come le donne della nobiltà barocca usassero l’alchimia pratica e la farmacopea per gestire la salute di intere comunità.

See you next time!

Gianmaria Simone

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