
L’Olimpiade Culturale è il programma ufficiale di iniziative artistiche, culturali e creative legato ai Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026. Si tratta di un progetto multidisciplinare, plurale e diffuso su tutto il territorio italiano, pensato per promuovere i valori olimpici – come l’inclusione, il dialogo e la solidarietà – attraverso la cultura, il patrimonio, l’arte e lo sport stesso, e non solo come complemento agli eventi sportivi, ma come esperienza culturale strutturata e partecipata.
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“Prima del Gesto” è una rubrica-evento del Minimal Magazine che intervista otto artisti emergenti, invitandoli a raccontare le sensazioni e i sentimenti che precedono l’attimo della creazione artistica, ovvero ciò che accade “prima del gesto”. Le interviste mettono in evidenza le connessioni tra il processo creativo e la preparazione atletica nelle discipline sportive agonistiche, tracciando parallelismi tra arte e sport. La rubrica si inserisce nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026.
In un’epoca di profonde divisioni, in cui l’arte prende la strada del disimpegno oppure quella rabbiosa e fiera della lotta politica, esiste una terza via, spesso dimenticata, che io chiamo arte d’empowerment: un’arte a sfondo sociale, non necessariamente politico, che racconta l’individuo e la collettività a cui appartiene, esaltandone pregi e difetti e contribuendone alla costruzione identitaria.
Per l’appuntamento di oggi a Prima del Gesto, cercavo un artista che rappresentasse questo tipo di arte. Un artista collettivo ma profondamente individuale, impegnato ma volto alla riflessione su sé stesso; qualcuno i cui disegni travalicassero il mezzo espressivo per diventare un minimo comun denominatore fra persone, idee e valori. Nessun artista che abbia mai ospitato sul magazine si avvicina a questo concetto quanto Boris Akeem Aka, Bobo per gli amici.
Boris Akeem Aka

“Prima del gesto succedono tantissime cose, e c’è tutta una parte che non dipende da noi. È come una freccia: una volta scagliata, si può solo ammirarne la traiettoria fino a che arriva a destinazione.”
Boris Akeem Aka
Ho conosciuto Boris fin troppi anni fa, credo fosse il 2019 (ben sette anni fa!). Sin da subito, ho apprezzato i colori dei suoi disegni e i messaggi che diventavano sfondo, commento e parte integrante dell’opera stessa, spesso scritti con pennarello oppure con una semplice penna nera.
Ho ammirato il suo carattere sincero, dedito al suo mestiere, a cui ha consacrato la vita. Ho riconosciuto il suo percorso, che potete approfondire nel precedente articolo dedicato a Boris sul Minimal Magazine, qui.
Oggi, però, Boris non è qui per parlarci della sua arte e delle sue influenze, quanto piuttosto per raccontarci come vive il momento Prima del Gesto.
Benvenuto, Boris. Presentati ai lettori.
Sono una persona appassionata di creatività e di creazione. Mi chiamo Boris e sono un artista. Disegno da quando ero piccolissimo e oggi, oltre a coltivare la mia passione, lavoro anche nei musei. Le mie illustrazioni spaziano da temi introspettivi a temi culturali e politici.
Parlaci del tuo rapporto con l’arte.
L’arte per me è uno dei miei mezzi preferiti di espressione. È ciò che dà luce all’immaginario: un’idea, un sentimento, una storia che si materializza.
Secondo me è uno dei regali più belli che l’umanità, ispirata dalla natura, ci abbia mai dato. Perché è ciò che permette di lasciare un segno nel tempo e di comunicare attraverso il tempo.
Tramite musica, scrittura, architettura e disegno lasciamo tracce dei nostri pensieri e ci raccontiamo nel corso della storia.
È veramente speciale. Poi c’è chi è più o meno connesso con essa: chi sente proprio il bisogno di creare e chi invece gode semplicemente nell’accoglierla e apprezzarla, lasciandosi coinvolgere di tanto in tanto.


Sulla strada del Gesto: 5 domande brevi
- Che ruolo ha per te la preparazione? La preparazione è importante, ma deve essere alimentata fino ad un certo punto perché si potrebbe rimanere dentro alla preparazione e non arrivare al momento del esecuzione.
- Come gestisci alte aspettative? Negli anni ho capito come gestire meglio le mie aspettative, concentrandomi più sulla direzione che su un risultato preciso.
- Come vivi il dubbio? Senza il dubbio, nel processo creativo le cose non avrebbero un vero peso. Il dubbio fa parte del percorso: perché non sia nocivo, basta cambiare approccio. Magari chiedendosi: “E se funzionasse?” invece di “E se non funzionasse?”.
- Come gestisci il fallimento? Chi crea, secondo me, deve sposare l’idea del fallimento e dell’errore: sono parti fondamentali della crescita e dell’imparare a fare le cose in modo migliore. Penso che chi sbaglia più volte, in modi diversi, impari di più.
- Come celebri il risultato? Questa è una cosa che devo ancora imparare a fare. Tendo a saltare da un progetto all’altro, o da una mostra all’altra. Ultimamente, dopo un evento, cerco di prendermi le successive 48 ore senza chiedermi di dover concludere o eseguire altre cose.


Racconta, con un’immagine, il momento prima del gesto.
Io ci metterei l’immagine dei miei quaderni di schizzi, perché descrivono benissimo, in modo fisico, il tempo speso a prendere appunti e a fare schizzi prima di eseguire la prima illustrazione di un progetto.
A livello emotivo è un momento abbastanza apatico, perché durante l’esecuzione non ci sono vere emozioni: è quasi un automatismo. È una riflessione su cosa fare, su come risolvere problematiche tecniche o semplicemente trovare soluzioni per realizzare l’opera.
La parte emotiva viene prima e dopo, non mentre creo. Questo perché, essendo di base un artista visivo, non ho necessariamente bisogno di agire su un impulso emotivo. Anzi, l’essere troppo emotivo non mi permette di tracciare le linee che vorrei.
Per questo colorare, dipingere in modo energico o scrivere sono cose che mi vengono più facilmente quando sono emotivo. Ma, di solito, creo dopo aver più o meno assimilato quell’emozione.
Racconta il tuo rapporto con la comunità artistica, il ruolo della competizione e l’ispirazione reciproca.
Ho avuto la fortuna di non crescere con la gelosia verso un mio compagno creativo. L’ho sempre vissuta come ispirazione, o come uno stimolo, quando incontro qualcuno che nutre la mia stessa passione.
Penso che ognuno di noi abbia una voce unica, anche all’interno dello stesso campo. Lo stesso argomento può essere trattato in modi completamente diversi da ogni singolo artista, ed è proprio questo che rende la cosa speciale.
Non è una questione di competizione: è la tua voce che vuoi far sentire al mondo, su qualcosa che ti interessa davvero.
Ogni mia collaborazione mi ha dato spunti per crescere. Il confronto con gli altri è importante, perché devi essere capace di avere uno sguardo critico su ciò che fai. Se non ti confronti, hai meno possibilità di evolvere.
Il confronto non deve avvenire continuamente: puoi anche chiuderti nel tuo spazio, ma di tanto in tanto esplorare e aprirti agli altri ti dà quel qualcosa in più che può far sbocciare un’idea su cui stavi lavorando o riflettendo.
Sarebbe interessante chiedere anche a chi ha collaborato con me cosa ne pensa. Tu, Simon, che ne dici? (NdR: dico che ho scordato di dire che io e Boris abbiamo collaborato a un progetto proprio nel 2019, con i suoi disegni e le mie parole; i lavori sono ancora sulla mia pagina, @officialschiele su Instagram)
L’arte e lo sport: pensi che il processo creativo possa essere paragonato a una disciplina sportiva?
Arriviamo alla domanda che mi ha completamente rapito quando mi è stata proposta. Avendo praticato arti marziali e calcio per più di vent’anni, posso dire che disciplina e mentalità agonistica si riflettono anche nella mia arte.
Negli anni, però, ho dovuto capire che non è per forza la stessa cosa e non deve essere così rigida. Mi spiego: lo sport ti insegna un approccio di crescita personale che puoi portare anche nell’arte, perché ti impone disciplina e ti prepara a rialzarti ogni volta che cadi. Ti spinge ad accettare le tue capacità e a superare i tuoi limiti. La competizione, alla fine, è più con se stessi che con gli altri.
Si impara ad affrontare sconfitte, a migliorarsi continuamente finché non si raggiunge l’obiettivo. Anche lavorare su una data, un progetto o una scadenza segue lo stesso approccio fisico e mentale dello sport. Ma, come dicevo all’inizio, non deve essere rigido: l’arte ha i suoi tempi, e imparare a rispettare anche i momenti fuori dalla produzione è fondamentale.
Il rispetto per “l’avversario” e il gioco di squadra, quando si lavora in un team, sono altri aspetti dello sport che ricalco nella mia arte.
Prima del gesto succedono tantissime cose, e c’è tutta una parte che non dipende da noi. È come una freccia: una volta scagliata, si può solo ammirarne la traiettoria fino a che arriva a destinazione.
Grazie, Boris.


Un artista illuminante, con risposte altrettanto illuminanti sul suo approccio all’arte, alla competizione e alla vita. I contatti di Boris sono a fondo pagina: seguitelo!
Prima del Gesto si avvicina alla fine! La prossima settimana ospiteremo una poetessa!
03/02: Intervista ad Alessandro Pietramolla, illustratore.10/02: Intervista a Jasmine Aly Obregon, stop motion artist.17/02: Intervista ad Alagon, fumettista.24/02: Intervista Ares Ray, rapper e cantautore.03/03: Intervista Claudia Marchetti, pittrice.10/03: Intervista Boris Akeem Aka, disegnatore.- 17/03: Intervista Francesca Lavinia Cicalese, poetessa.
- 24/03: Intervista Stefano Caruso, scrittore.
Vi invitiamo a monitorare il magazine e le nostre pagine social per seguire questa rubrica-evento nella sua interezza. Qualunque segnalazione, contributo o commento è più che gradito!
A martedì prossimo!
Gianmaria Simone
#culturalolympiad @milanocortina2026
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