
L’Olimpiade Culturale è il programma ufficiale di iniziative artistiche, culturali e creative legato ai Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026. Si tratta di un progetto multidisciplinare, plurale e diffuso su tutto il territorio italiano, pensato per promuovere i valori olimpici – come l’inclusione, il dialogo e la solidarietà – attraverso la cultura, il patrimonio, l’arte e lo sport stesso, e non solo come complemento agli eventi sportivi, ma come esperienza culturale strutturata e partecipata.
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“Prima del Gesto” è una rubrica-evento del Minimal Magazine che intervista otto artisti emergenti, invitandoli a raccontare le sensazioni e i sentimenti che precedono l’attimo della creazione artistica, ovvero ciò che accade “prima del gesto”. Le interviste mettono in evidenza le connessioni tra il processo creativo e la preparazione atletica nelle discipline sportive agonistiche, tracciando parallelismi tra arte e sport. La rubrica si inserisce nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026.
C’è stato un periodo in cui potevi definirti un #instapoet ed esserne quasi fiero. Trainato dal successo di Milk and Honey (2014) di Rupi Kaur, il fenomeno social sembrava aver dato luce a una nuova forma espressiva: un misto tra aforistica ed ermetismo, con una spruzzata di haiku orientali.
Indubbiamente, la deriva non ha tardato ad arrivare, con frotte di poeti da post-it che comunicavano tutto per non dire, in fondo, un bel nulla. Eppure questo trend Instagram — perché Instagram è la piattaforma principale in cui è fiorito — ha dato vita e visibilità a innumerevoli animi sinceri: alcuni dei quali sono passati alla narrativa, altri hanno vinto contest nazionali di poesia. Le ispirazioni reciproche non sono mai scontate e non tutto ciò che nasce in ambito amatoriale resta fine a sé stesso.
Uno di questi poeti social è il sottoscritto; un’altra è Francesca Lavinia Cicalese.
Francesca Lavinia Cicalese

“Tu mi ricordi il mare”, edita da ” Il Saggio”, 2018
Benvenuta, Francesca. Presentati ai lettori.
Ex pallavolista nell’anima e ricercatrice di istanti per necessità, vivo l’arte come un prolungamento del campo da gioco. La mia creatività non segue un percorso lineare, ma abita le oscillazioni profonde dei miei stati d’animo: è nei miei alti e bassi che trovo la spinta per creare.
Per me, ogni emozione è una traiettoria da seguire. Ho imparato sulla mia pelle che il fallimento e la caduta non sono la fine, ma il punto di pressione necessario per tornare a volare. Vivo in attesa del lampo — quell’ispirazione improvvisa che devo catturare con i riflessi pronti di un’atleta prima che svanisca. La mia poesia è un atto di ribellione contro l’indifferenza, un modo per trasformare la tensione elettrica dei miei umori in un gesto capace di guardare oltre e di trovare il sacro nelle pieghe del quotidiano.
Parlaci del tuo rapporto con la poesia.
Per me la poesia non è un semplice genere letterario, ma un modo radicale di abitare il mondo e di guardare la realtà. È la capacità di trovare il sacro nel quotidiano, sottraendo l’ordinario all’indifferenza per restituirgli la sua luce più pura. La considero un vero atto di ribellione: in un’epoca che ci spinge a correre e a consumare, fermarsi a contemplare è un gesto rivoluzionario, che rivendica il diritto alla lentezza e alla profondità.
È, allo stesso tempo, uno strumento per osservare oltre la superficie delle cose, squarciando il velo dell’apparenza per toccare l’essenza nascosta di ciò che mi circonda. Ma soprattutto, la poesia è il ponte tra il fuori e il dentro: un modo per esprimere ciò che sento, usando il mondo esterno come uno specchio per dare voce e forma alle mie emozioni più intime. In sintesi, è il linguaggio con cui traduco l’invisibile in visibile.

Sulla strada del Gesto: 5 domande brevi
- Che ruolo ha per te la preparazione? È un allenamento costante dei sensi: devo essere sempre pronta a tendere la mano per afferrare il lampo quando arriva.
- Come gestisci alte aspettative? Le ignoro, concentrandomi sull’urgenza del momento. L’ispirazione non risponde alle aspettative: risponde solo al presente.
- Come vivi il dubbio? Come un’ombra che sparisce quando arriva la luce dell’ispirazione. Il dubbio c’è prima, ma il lampo lo spazza via.
- Come gestisci il fallimento? È un impatto duro: sul momento mi abbatto, sento il peso della caduta. Ma poi, passato lo sconforto, trovo sempre il modo di rialzarmi e rimettermi in ascolto del prossimo lampo.
- Come celebri il risultato? Con il sollievo di averlo catturato. La vera festa è sapere che quell’attimo di genio non è andato perduto.
Racconta, con un’immagine, il momento prima del gesto.
Sono ovunque e in nessun luogo: può succedere in mezzo alla folla o nel silenzio della mia stanza. Intorno a me il mondo improvvisamente sfoca, i rumori diventano un ronzio lontano. Sono sola con quella scintilla che preme per uscire. Il mio stato d’animo è una tensione elettrica, un misto di euforia e paura di perdere l’attimo. È come essere sospesi un secondo prima di un tuono: il respiro si ferma e tutto il mio corpo si tende verso l’unica cosa che conta: catturare quel lampo.

Racconta il tuo rapporto con la comunità artistica, il ruolo della competizione e l’ispirazione reciproca.
Non vivo il rapporto con gli altri artisti come una gara: la competizione non mi appartiene. Piuttosto, mi sento una spettatrice attenta, capace di ammirare con piacere il talento altrui. Vedere la bellezza creata da altri non mi mette in sfida, ma mi arricchisce: è una forma di ispirazione reciproca, dove il lampo di un altro artista può aiutarmi a tenere accesa la mia stessa luce. Per me la comunità è un luogo di condivisione, non di scontro.
L’arte e lo sport: pensi che il processo creativo possa essere paragonato a una disciplina sportiva?
Assolutamente sì. Come ex pallavolista, vivo la creatività con la stessa prontezza di riflessi che avevo in campo: devo essere pronta a scattare per colpire il lampo prima che tocchi terra. Lo sport mi ha insegnato la disciplina dell’attenzione e, soprattutto, che cadere serve solo a rialzarsi per tornare a volare. L’arte, per me, è continuare a giocare quella partita, dove il gesto tecnico è al servizio di un’ispirazione improvvisa.
Grazie, Francesca.

Mentre Prima del Gesto si avvicina alla sua conclusione, realizzo quanto questi artisti parlino di me parlando di loro stessi. È rimarchevole notare quanto certi sentimenti, umori, incertezze e approcci al processo creativo risultino comuni tra gli artisti, soprattutto tra quelli emergenti.
Ancora una volta, non siamo isole. L’arte è comunità: questo è un altro messaggio che vorrei passasse attraverso questa rubrica.
Ringraziamo ancora Nina e vi invitiamo a dare un’occhiata ai suoi profili social.
La prossima settimana, per l’ultimo appuntamento di Prima del Gesto, avremo sul Minimal Magazine uno scrittore!
03/02: Intervista ad Alessandro Pietramolla, illustratore.10/02: Intervista a Jasmine Aly Obregon, stop motion artist.17/02: Intervista ad Alagon, fumettista.24/02: Intervista Ares Ray, rapper e cantautore.03/03: Intervista Claudia Marchetti, pittrice.10/03: Intervista Boris Akeem Aka, disegnatore.17/03: Intervista Francesca Lavinia Cicalese, poetessa.- 24/03: Intervista Stefano Caruso, scrittore.
Vi invitiamo a monitorare il magazine e le nostre pagine social per seguire questa rubrica-evento nella sua interezza. Qualunque contributo o commento è più che gradito!
A martedì prossimo!
Gianmaria Simone
#culturalolympiad @milanocortina2026
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