Prima del Gesto, intervista a Jasmine Aly Obregon – iniziativa inserita nell’ambito dell’Olimpiade Culturale dei Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026

2
2
Volantino promozionale dell’intervista a Jasmine Aly Obregon per “Prima del Gesto”, 2026

L’Olimpiade Culturale è il programma ufficiale di iniziative artistiche, culturali e creative legato ai Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026. Si tratta di un progetto multidisciplinare, plurale e diffuso su tutto il territorio italiano, pensato per promuovere i valori olimpici – come l’inclusione, il dialogo e la solidarietà – attraverso la cultura, il patrimonio, l’arte e lo sport stesso, e non solo come complemento agli eventi sportivi, ma come esperienza culturale strutturata e partecipata.

*****

“Prima del Gesto” è una rubrica-evento del Minimal Magazine che intervista otto artisti emergenti, invitandoli a raccontare le sensazioni e i sentimenti che precedono l’attimo della creazione artistica, ovvero ciò che accade “prima del gesto”. Le interviste mettono in evidenza le connessioni tra il processo creativo e la preparazione atletica nelle discipline sportive agonistiche, tracciando parallelismi tra arte e sport. La rubrica si inserisce nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026.

Comincio dicendo che dalla redazione siamo davvero felici della risposta ricevuta dalla rubrica-evento e dalla prima intervista pubblicata. Prima del Gesto nasce per raccontare in maniera diversa gli artisti emergenti, con un maggiore focus sull’approccio alla disciplina piuttosto che sull’autopromozione, e siamo felici che questa caratteristica sia stata colta e apprezzata.

Gli ospiti che si susseguiranno nei prossimi mesi approfondiranno il canovaccio loro fornito proprio lungo questa direttrice. Penso — pensiamo — che le menti degli artisti affamati, emergenti, non siano troppo distanti da quelle degli agonisti sportivi: per questa ragione è interessante analizzarne la routine, gli esercizi e il metodo che utilizzano. Se c’è un’ospite che non posso non paragonare a un’atleta, poi, è proprio quello di oggi.

Jasmine Aly Obregon

20260109 053731
Selfie, Jasmine Aly Obregon con un puppet, 2025

Jasmine è una vecchia conoscenza del magazine. Ci ha raccontato, questa estate, del suo film Metamorfosi e del suo percorso come stop motion artist. Oggi è di nuovo qui sul magazine per approfondire il suo mindset, forse il lato più affascinante di questa giovane artista.

Per approfondimenti specifici sulla tecnica del passo uno, rimandiamo invece con piacere all’intervista precedente di Jasmine.

Benvenuta, Jasmine. Presentati ai lettori.

Mi chiamo Jasmine Aly Obregon, ho 23 anni e sono un’illustratrice e animatrice 2D e stop-motion.

Parlaci del tuo rapporto con l’arte.

L’arte per me è tutto: è passione, è ossessione, è un modo di capire se stessi e comunicare con gli altri, un modo di vedere e vivere il mondo e la vita che ci circonda. È una sfida continua con il mondo e con noi stessi, una forza in continuo cambiamento e dalle mille forme e linguaggi, ma che arriva giusto dove deve arrivare: all’anima e al cuore. L’arte, per me, è il riflesso dell’anima dell’uomo.

screenshot 20260109 172038 instagram
dietro le quinte di “Metamorfosi”, 2025

Sulla strada del Gesto: 5 domande brevi

  • Che ruolo ha per te la preparazione? La preparazione è la base di ogni progetto e di ogni lavoro: è ordine, tanto fisico quanto mentale, e senza di essa non si va da nessuna parte. La preparazione è essenziale sia per conoscere i propri punti di forza e di debolezza, sia per imparare a gestirsi e a gestire possibili difficoltà e imprevisti.
  • Come gestisci alte aspettative? Di solito non do retta alle aspettative che gli altri hanno su di me, giacché voglio essere io a tracciare la mia strada e a fare le mie scelte, vivendo a pieno e senza il timore di tradire le aspettative che qualcun altro si è costruito erroneamente su di me. Con me stessa, invece, purtroppo tendo a essere molto più severa: sono molto esigente, non mi accontento mai e non mi sento mai completamente arrivata, perché voglio e cerco di fare sempre di più. Questo, da una parte, ha i suoi aspetti positivi, essendo una persona molto determinata che non si arrende davanti a nulla e nessuno; dall’altra è un’arma che ferisce, perché mi porta a essere perennemente insoddisfatta e mai completamente felice.
  • Come vivi il dubbio? Non lo vivo negativamente, anzi. Mettere in dubbio se stessi o la propria vita è una sfida potentissima: ti porta a esporti fuori dalla tua zona di comfort e a cercare un cambiamento e una trasformazione. Dubitare non è una cosa brutta, anzi è un’opportunità per vedere le cose in modo diverso ed evolvere. Senza il dubbio non si cresce e non si avanza.
  • Come gestisci il fallimento? È controproducente dirlo, ma purtroppo male. Sono una persona un po’ drammatica ed esagerata e ogni errore, anche piccolo, in un primo momento lo vivo come un enorme fallimento personale e ne soffro molto. Mi ci vuole un po’ per capire che un errore non è una sentenza sul mio talento o sulla mia persona, ma un’opportunità per imparare e migliorare.
  • Come celebri il risultato? Quando realizzo qualcosa di valore o comunque di importante, inizialmente lo vivo con grande gioia: mi sento soddisfatta, orgogliosa, e mi sembra di aver creato qualcosa di incredibile. In quei momenti ho una forte voglia di condividerlo con gli altri, con gli amici più cari, con i parenti oppure sui social, come si può vedere dal mio profilo. Mi piace mostrare ciò che faccio e la passione che ci metto, anche quando si tratta di cose semplici. Tuttavia, essendo una persona spesso insoddisfatta, dopo l’entusiasmo iniziale cominciano a emergere dubbi e confronti. Guardo chi è più esperto, chi produce di più o possiede maggiori conoscenze, e finisco per vedere il mio lavoro come insufficiente e imperfetto. È come se ci fosse continuamente una voce che mi ricorda che il progetto potrebbe essere più bello, più completo, più professionale, e questo mi porta a viverlo con un po’ di insoddisfazione. Nonostante ciò, quando dei professionisti mi dicono che il lavoro è valido, che ho fatto delle buone scelte e raggiunto un buon risultato, riesco a guardarlo con occhi diversi e capisco che forse sono davvero sulla strada giusta. In fondo non mi sento mai completamente arrivata: ho momenti di soddisfazione, ma non penso mai “Ecco, questa è l’opera definitiva!”. Per me c’è sempre margine per crescere e migliorare. Ogni progetto è un passo di un percorso più grande, e ciò che porto a casa, oltre al risultato, è l’esperienza.
screenshot 20260109 172211 instagram
il puppet Cristian di “Metamorfosi”, 2025

Racconta, con un’immagine, il momento prima del gesto.

Non esiste un momento definitivo prima del gesto: dipende sempre da ciò che sto vivendo e da quello che desidero raccontare. Potrei trovarmi in un luogo pieno di luce oppure immersa nell’ombra; l’ambiente cambia insieme al mio stato d’animo e a ciò che voglio comunicare.

Le mie idee non nascono sempre da emozioni positive, anzi: spesso arrivano nei momenti di confusione, di dubbio, di fragilità, di rabbia o di tristezza profonda, ed è proprio da quei punti più scuri che emergono le opere che sento più vere.

Ciò che rimane costante, in qualsiasi scenario, è il silenzio e la solitudine: non una solitudine pesante, ma necessaria. Credo che ogni percorso creativo, come ogni cammino personale, sia qualcosa che si affronta da soli. Ci possono essere persone accanto a noi come sostegni e incoraggiamenti, ma alla fine sei tu a fare l’ultimo passo, sei tu a scegliere la direzione. È una solitudine paradossalmente positiva: ogni progetto diventa un’occasione per incontrare parti di me che di solito cerco di evitare o di ignorare, e spesso proprio da quelle zone più nascoste arriva qualcosa di bello che merita di essere trasformato.

Racconta il tuo rapporto con la comunità artistica, il ruolo della competizione e l’ispirazione reciproca.

La competizione, in questo mestiere, esiste eccome. L’ho vissuta sulla mia pelle, specialmente durante la realizzazione del mio film Metamorfosi. All’interno del gruppo c’erano dinamiche pesanti, mancanza di rispetto delle gerarchie e persone pronte a schiacciare gli altri pur di emergere. Non è stato un episodio isolato: ho rivisto lo stesso atteggiamento in diversi ambienti artistici e lavorativi.

La verità è che sono pochi gli artisti davvero disposti a tenderti una mano o a offrirti un’opportunità di crescita. Spesso prevale l’idea che bisogna proteggersi, difendere il proprio spazio, competere con chiunque si trovi sulla stessa strada. Eppure io considero tutto questo profondamente stupido. Nessuno può sostituire nessun altro: anche se lavoriamo nello stesso settore, ognuno porta un punto di vista, una sensibilità, una voce che non può essere replicata.

Per quanto riguarda l’ispirazione reciproca, ho avuto modo di conoscere alcuni miei idoli e ho capito che, sul piano personale, non erano affatto l’immagine ideale che mi ero costruita. Per evitare delusioni, preferisco concentrare la mia ammirazione sulla loro arte, senza addentrarmi troppo nella persona. L’arte resta integra, mentre l’essere umano dietro può essere fragile, contraddittorio o addirittura deludente.

Quanto alla collaborazione, per me è qualcosa di meraviglioso, ma purtroppo raro. È difficile trovare persone davvero disposte ad aprire una porta, soprattutto se sei agli inizi. C’è spesso una forma di gelosia artistica, come se condividere spazi e opportunità significasse perdere qualcosa, e questo rende complicato inserirsi in una comunità creativa quando si è giovani o ancora in formazione.

L’arte e lo sport: pensi che il processo creativo possa essere paragonato a una disciplina sportiva?

Assolutamente sì. Proprio come nello sport, anche nell’arte il potenziale da solo non basta: puoi avere un talento enorme, puoi essere naturalmente portato, ma non è sufficiente. Serve passione e ossessione. L’ossessione batte il talento, sempre.
Quando ti fissi un obiettivo e decidi che vuoi raggiungerlo a ogni costo, niente e nessuno riuscirà mai a fermarti. Continuerai a provarci, a insistere, a rialzarti finché non arrivi dove vuoi arrivare.

Serve allenamento, serve fatica, serve sforzo costante, serve una determinazione quasi folle e quella fame di risultato che ti fa andare avanti anche quando sei stanca o in dubbio. Ed è proprio qui che arte e sport si incontrano. Credo che una delle cose che mi abbia dato davvero forza, e che mi abbia impedito di mollare tutto anche quando la situazione diventava estremamente difficile, sia stata la mia determinazione folle, quasi maniacale.

Molte volte sono stata criticata per questo: mi hanno accusata di avere manie di controllo, di essere testarda, eccessivamente ostinata, e non ti nego che per un periodo sono arrivata pure io a pensarlo. Poi, però, qualcuno mi ha fatto notare che non era affatto un difetto. Quell’ossessione, quella determinazione irrazionale, quella mania non erano altro che le fondamenta per costruire qualcosa di concreto e di successo, e a un certo punto l’ho capito anch’io.

Grazie, Jasmine.

screenshot 20250531 232615 gallery
 Jasmine Aly Obregon al lavoro in studio, 2025
screenshot 20250531 232602 gallery
il pesce Raul sul set, 2025
unnamed
Autoritratto, foto di Jasmine Aly Obregon, 2025

È interessante ascoltare racconti senza filtri come quello di Jasmine. Quando la passione diventa esercizio e l’ossessione si trasforma in performance di livello, il talento fiorisce davvero, anche nelle discipline più ardue e nei campi meno conosciuti.

Speriamo di ospitare di nuovo presto Jasmine qui sul magazine e, fino ad allora, le auguriamo buona fortuna. A fondo pagina trovate i suoi contatti: vi invitiamo a seguirla sulle piattaforme social.

Due su otto: la prossima settimana avremo ospite una fumettista:

  • 03/02: Intervista ad Alessandro Pietramolla, illustratore.
  • 10/02: Intervista a Jasmine Aly Obregon, stop motion artist.
  • 17/02: Intervista ad Alagon, fumettista.
  • 24/02: Intervista Ares Ray, rapper e cantautore.
  • 03/03: Intervista Claudia Marchetti, pittrice.
  • 10/03: Intervista Boris Akeem Aka, disegnatore.
  • 17/03: Intervista Francesca Lavinia Cicalese, poetessa.
  • 24/03: Intervista Stefano Caruso, scrittore.

Vi invitiamo a monitorare il magazine e le nostre pagine social per seguire questa rubrica-evento nella sua interezza. Qualunque contributo o commento è più che gradito: vogliamo che questa iniziativa coinvolga e ispiri il maggior numero possibile di emergenti là fuori!

A martedì prossimo!

Gianmaria Simone

#culturalolympiad @milanocortina2026

I contatti dell’ospite

Behance

Instagram

Youtube (con alcuni corti di Jasmine)

I nostri contatti social

Sito ufficiale

Instagram

Instagram 2

Facebook

Linkedin

Link esterni legati ai Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026

Pagina Instagram Ufficiale dei Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026

Sito Ufficiale dei Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026

nell’ambito di

cult26 black

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *