
L’Olimpiade Culturale è il programma ufficiale di iniziative artistiche, culturali e creative legato ai Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026. Si tratta di un progetto multidisciplinare, plurale e diffuso su tutto il territorio italiano, pensato per promuovere i valori olimpici – come l’inclusione, il dialogo e la solidarietà – attraverso la cultura, il patrimonio, l’arte e lo sport stesso, e non solo come complemento agli eventi sportivi, ma come esperienza culturale strutturata e partecipata.
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“Prima del Gesto” è una rubrica-evento del Minimal Magazine che intervista otto artisti emergenti, invitandoli a raccontare le sensazioni e i sentimenti che precedono l’attimo della creazione artistica, ovvero ciò che accade “prima del gesto”. Le interviste mettono in evidenza le connessioni tra il processo creativo e la preparazione atletica nelle discipline sportive agonistiche, tracciando parallelismi tra arte e sport. La rubrica si inserisce nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026.
La prima intervista della rubrica è di un artista a cui sono particolarmente legato, sia professionalmente che personalmente. Prima di addentrarci nel gesto, penso sia doveroso raccontare qualcosa di più di questo straordinario illustratore emergente.
Alessandro Pietramolla

Ci sono storie di vita che paiono come chine scivolose. Ineluttabili, lampanti al primo sguardo. Sono passati tanti anni da quando ho conosciuto Alessandro Pietramolla su un pullman da Torino verso la provincia, nei posti in fondo, tutto preso a disegnare su un taccuino. Da allora abbiamo collaborato su numerosi progetti e stretto un’amicizia che va oltre il rapporto professionale. In tutto questo tempo, mai, nemmeno una volta, ho dubitato del talento di questo illustratore e del percorso che avrebbe fatto negli anni.
In Alessandro troverete un artista ricco d’idee, profondamente riflessivo, dedito studente della sua materia che si racconta qui, a “Prima del Gesto”.
Benvenuto, Alessandro. Presentati ai lettori.
Mi chiamo Alessandro Pietramolla, ho 25 anni e sono un illustratore emergente. Sono cresciuto nella periferia di Torino ed ho frequentato il liceo artistico Aldo Passoni per poi proseguire con l’accademia di belle arti Novalia, presso Alba.
I miei interessi principali riguardano il mondo della mitologia e del folklore, la letteratura, la musica d’autore, il cinema d’animazione, i videogiochi. Amo viaggiare da solo con la mia auto o con la mia vecchia moto. Durante questi tragitti mi piace scoprire i non luoghi che trovo sul percorso, come vecchie strutture industriali in disuso o abitazioni decadenti, che trovo di grande ispirazione. Amo il sole e la vegetazione nella sua massima esplosione di vita.
Parlaci del tuo rapporto con l’arte.
Per me l’arte è molto semplicemente un linguaggio. Ci sono delle cose dentro di noi che sono estremamente potenti: emozioni, simboli antichi, archetipi che condividiamo con i nostri antenati. Per veicolarle all’esterno, alcuni di noi utilizzano l’espressione artistica, che racconta cose proibite alle parole. Essa è una caratteristica che, in tutto il regno animale, appartiene esclusivamente agli esseri umani, poichè siamo gli unici a provare emozioni complesse; di conseguenza le arti, attraverso il lavoro manuale, permettono a noi strani primati di “colorare” le vite altrui.
L’arte è perfettamente inutile in termini di sopravvivenza fisica, ma totalmente essenziale nella sopravvivenza psichica. Lanciandomi in una considerazione forse un po’ esagerata, la definirei come il risultato dell’universo che si auto-osserva tramite noi.

Sulla strada del Gesto: 5 domande brevi
- Che ruolo ha per te la preparazione? Per quanto riguarda i miei lavori la preparazione è essenziale. Ogni dettaglio deve avere un valore ed essere frutto di una ricerca. Se devo disegnare banalmente un tavolo, esso deve avere una ragione di essere in quella composizione. In che anno è stato costruito? Che stile estetico possiede? Che ruolo ha? Solo così le illustrazioni prendono vita, sapore, anima.
- Come gestisci alte aspettative? Le aspettative sono delle creature strane che sto pian piano imparando a conoscere. Principalmente vengono da dentro di me, e di volta in volta cambiano forma, sono più o meno intense a seconda del tipo di lavoro che sto facendo, e per chi lo sto facendo. In ogni caso tendono ad essere molto alte e mi va bene così.
- Come vivi il dubbio? Il dubbio è sacro, senza di esso non sarebbero nati alcuni dei miei migliori lavori. Lo accolgo e quando dura troppo, spengo l’interruttore del cervello e proseguo, qualunque sia il risultato.
- Come gestisci il fallimento? Fallimenti ed errori sono all’ordine del giorno. Non mi preoccupano per nulla dato che sono un essere umano. Li guardo, imparo e vado avanti.
- Come celebri il risultato? Una volta finita un’opera che ritengo di valore, osservo il risultato molto compiaciuto. Me lo godo proprio. Questa sensazione non dura molto, infatti poco dopo riparto a lavorare ad altro. Devo ammettere però che per qualche giorno, non riesco ad andare a mangiare o a dormire senza prima aver dato una sbirciatina al lavoro finito.

Racconta, con un’immagine, il momento prima del gesto.
Sono quasi in uno stato di ipnosi. Non esiste altro se non le mie mani e il foglio bianco. Non ci sono particolari pensieri; è l’istante prima della partenza, come se fosse una corsa. Non sento nulla se non il fremere delle mani, quasi come se un fuoco divampasse al loro interno e chiedesse di essere liberato.
Racconta il tuo rapporto con la comunità artistica, il ruolo della competizione e l’ispirazione reciproca.
Devo ammettere di non sentirmi molto incluso nella comunità artistica, non perché non ne faccia parte ma forse perché non ho ancora trovato la mia. A dire la verità sento più vicini a volte artisti che usano altri medium, ovvero creativi che non si occupano per forza di arte visiva. Sento più stimoli, ventate di freschezza che arrivano da altri campi. Quando sono in compagnia di altri illustratori invece, mi piace confrontarmi con loro sulle diverse tecniche utilizzate o sui soggetti illustrati, e confesso che spesso provo invidia. Quindi sì, non posso fare a meno di sentire la competizione.
L’arte e lo sport: pensi che il processo creativo possa essere paragonato a una disciplina sportiva?
Penso che anche lo sport sia un linguaggio, ed esso condivide molti aspetti con il processo creativo e la carriera artistica: l’allenamento, i fallimenti, la soddisfazione, la competizione, l’amore, il dubbio, gli errori. L’unica differenza è il media: per gli sportivi quest’ultimo è il proprio corpo.
Grazie, Alessandro.


Questa rubrica nasce con il preciso intento di stimolare la riflessione e il confronto tra artisti emergenti e lettori, e crediamo che l’intervista con Alessandro sia stata in grado di fare proprio questo.
A fondo pagina trovate i suoi contatti: se vi piace la sua arte vi invito a seguirlo sulle piattaforme social.
Uno andato, sette ancora da scoprire! Ecco le prossime tappe di “Prima del Gesto”:
03/02: Intervista ad Alessandro Pietramolla, illustratore.- 10/02: Intervista a Jasmine Aly Obregon, stop motion artist.
- 17/02: Intervista ad Alagon, fumettista.
- 24/02: Intervista Ares Ray, rapper e cantautore.
- 03/03: Intervista Claudia Marchetti, pittrice.
- 10/03: Intervista Boris Akeem Aka, disegnatore.
- 17/03: Intervista Francesca Lavinia Cicalese, poetessa.
- 24/03: Intervista Stefano Caruso, scrittore.
Vi invitiamo a monitorare il magazine e le nostre pagine social per seguire questa rubrica-evento nella sua interezza. Qualunque menzione, articolo dedicato, segnalazione o commento è più che gradito: ci auguriamo che questa iniziativa possa arricchire e ispirare il maggior numero possibile di artisti e creativi là fuori!
Alla prossima!
Gianmaria Simone
#culturalolympiad @milanocortina2026
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