
Alessandro Coia, Dragonkin Exploration Sketches, 2025
Penso che abbiamo superato il “jack of all trades master of none”. Così come lo stigma verso i “multipotenziali” e l’eclettismo. Nel mondo social di oggi avere molteplici interessi per un artista, molteplici ispirazioni, innumerevoli inflenze, non è solo auspicabile, è necessario. E ben venga!
Ben lontano è il tempo della categorizzazione degli artisti: tra gli sparsi benefici dei social network, la possibilità di un artista di essere a tutto tondo, sé stesso, è una di queste. Essendo un artista eclettico anche io, poi, non posso che apprezzare creatori a tutto tondo come Alessandro Coia, conosciuto attraverso il mio amico Boris Akeem. Oggi pertanto parliamo di una carriera che è focalizzata sull’illustrazione, ma passa dal cinema, dai dinosauri, dalla scrittura e dai giochi da tavolo. Alessandro è un artista “ricco” anche disponibile a lavori su commissione (trovate i contatti a fondo pagina) e qui ci racconta la sua storia.
Benvenuto, Alessandro. Presentati ai lettori.
Sono nato e cresciuto a Roma, classe ‘94. Fin da bambino sono stato sempre appassionato di tutto ciò che riguarda la sfera dell’intrattenimento di genere: cinema, videogiochi, racconti e mitologia, giochi di ruolo, wargaming, prodotti fantasy, horror e chi più ne ha più ne metta. Sono il tipo di ragazzino che ha consumato le videocassette di Jurassic Park e simili ai tempi, sempre pronto a sfogliare un nuovo libro illustrato o far andare l’immaginazione con un nuovo mondo di fantasia.
Ho iniziato la mia carriera nel mondo del cinema, formandomi come sceneggiatore e regista, facendo delle prime esperienze su set indipendenti. Ho poi virato totalmente sulla scrittura, lavorando diversi anni come lettore di sceneggiature e revisore. Nel mentre, la passione per il disegno che ho fin da piccolo non si è mai spenta e, dopo aver conosciuto artisti italiani e non, ho intrapreso il cammino dell’arte: nel 2022 ho pubblicato, come co-autore e concept artist, l’artbook “Bioma: Il Nuovo Mondo”, insieme ai talentuosi ragazzi di I.P.A. Studio. Il cammino è ancora lungo, ma attualmente mi occupo principalmente di illustrazione e scrittura specializzata per giochi di ruolo, sia prosa o tabelle di gioco.
Artisticamente parlando, ho sempre avuto una passione per il creature e character design: l’idea di poter creare nuovi soggetti, siano personaggi di mondi fantastici o creature da incubo, dare loro un contesto coerente e ispirato mi ha sempre affascinato. La mia passione per la mitologia, la zoologia e i classici della letteratura gotica, horror e fantasy mi hanno aiutato molto: cerco di applicare spesso una conoscenza analitica quando scrivo o disegno, attingendo da una o l’altra skill a seconda delle necessità.

Alessandro Coia, Burrowing Wyrm, 2025
Sei partito dal cinema e poi sei arrivato all’illustrazione: quanto ti torna utile oggi l’occhio da sceneggiatore o regista quando disegni?Penso che qualunque illustratore di mestiere che conosca abbia sostenuto che anche solo dei rudimenti di linguaggio cinematografico siano molto utili nel campo. Entrambi i media, dopotutto, narrano attraverso le immagini e non è un caso che un’infarinatura di cinema venga insegnata anche nelle scuole di fumetto.
Per quanto riguarda me personalmente si tratta più che altro di far sovrapporre l’aspetto narrativo: la scrittura, a mio parere, richiede il pensare a una serie di informazioni extra del soggetto che, magari, non finiscono mai nel prodotto finale ma possono offrire interessanti spunti per arricchire l’efficacia di un pezzo. Durante i miei studi un professore di sceneggiatura mi disse che il modo migliore per scrivere un personaggio che funziona è immaginare cosa faccia al di fuori della trama del film o della storia che in cui appare e, allo stesso modo, penso che lo stesso approccio si possa applicare all’illustrazione: un soggetto raffigurato potrebbe esistere al di fuori del momento immortalato? Riesco a immaginare il mostro che ruggisce o il guerriero che solleva la spada in un momento di relax? Dove magari dorme o mangia? Che elementi posso aggiungere o che mood posso dare per far si che questa tridimensionalità venga resa meglio?
Quando inventi un personaggio o una creatura nuova, da cosa parti di solito?L’idea iniziale può essere semplice e, per me, è quasi sempre qualcosa di elementare come “voglio disegnare un drago di palude” o “sarebbe interessante cercare di rendere realistico un elfo che vive sulle montagne”. La scintilla può anche scattare dalla funzione, come potrebbe essere “il soggetto è un ladro” o “uno spirito della foresta”. Da lì in poi io spendo parecchio tempo (forse anche troppo) a raccogliere materiale di ispirazione prima di posare la matita sul foglio o accendere la tavoletta grafica. Non sto parlando necessariamente di immagini dirette di reference (quelle sono ugualmente necessarie e arrivano dopo, in fase di lavorazione), ma proprio fare ricerche che possano aiutarmi a decostruire cose già esistenti e poterle rielaborare secondo le mie necessità. Se devo raffigurare una creatura mitologica, di solito, cerco la fonte originale del mito, se ci sono descrizioni “ufficiali”, e quali animali esistenti con quali caratteristiche possono servire allo scopo. Idem per un personaggio: se per esempio il mio soggetto brandisce un certo tipo di arma, vado spesso a cercare e informarmi sulle fonti storiche, come certi strumenti possono essere stati utilizzati, da chi e in quale contesto culturale, in modo da poter arricchire il lavoro finale.
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Alessandro Coia, Protoceratops Griffin, 2025
Nell’esperienza con Bioma: Il Nuovo Mondo hai lavorato insieme ad altri artisti: cosa ti ha lasciato questa collaborazione, anche a livello personale?
E’ stato senza dubbio uno dei progetti più divertenti e stimolanti a cui abbia preso parte. Il team si è formato quasi per caso ma è stato subito affiatato e ci siamo trovati a lavorare in perfetta sinergia, nonostante le oggettive difficoltà. Come co-autore e concept artist è stato estasiante palleggiare idee tra scrittori e gli altri artisti, in modo da riuscire a dare vita nel miglior modo possibile alla nostra visione, partendo dai racconti da noi inventati per poi passare alle illustrazioni.
Mantengo ancora i contatti con la maggior parte delle persone con cui ho lavorato, che mi hanno aiutato molto sia al livello professionale che personale. Nel mio piccolo credo che la collaborazione tra professionisti, anche in maniera trasversale, sia un elemento fondamentale in questo ambiente per chiunque e l’esperienza Bioma ha sicuramente dato prova di questo.
Disegni e scrivi molto per i giochi di ruolo: cos’è che ti piace di più di questo mondo rispetto ad altri, tipo cinema o fumetti?
Trovo che la parte teorica dei giochi di ruolo sia una forma di scrittura che offre la possibilità di combinare un aspetto pratico, quale può essere l’insieme delle meccaniche di gioco, a una creatività narrativa legata all’immaginare mondi, personaggi, creature e culture svariate. Come molti scrittori, uno dei miei modi di lavorare preferiti è fare world building, inventando e delineando universi fantastici nei minimi dettagli prima di focalizzarsi sulle necessità di un prodotto. Quando a questa esplosione creativa (fatta pur sempre con criterio) si aggiunge la possibilità di cercare di “far quadrare” il tutto all’interno di meccanismi di gioco che possono essere divertenti è decisamente stimolante.
Il successo di questo tipo di prodotti è stato palese negli ultimi anni con la crescente popolarità di Dungeons & Dragons anche tra utenti al di fuori della nicchia, ma il mondo dei giochi di ruolo è estremamente vasto e variegato, nonché sempre aperto a nuove idee, tanto che ci sono sistemi e mondi creativi per tutti i gusti.

Alessandro Coia, Skewitt Concept Square, 2025
Hai un bagaglio enorme di passioni — mitologia, zoologia, horror, fantasy… vuoi raccontarci quali sono le tue principali fonti d’ispirazione?
A costo di sembrare banale direi che è partito tutto con i dinosauri ahaha. Ho un libro illustrato datato 1996 che conservo ancora gelosamente e che penso di poter identificare come prima scintilla della mia creatività e immaginazione. Ugualmente importante ci metterei anche la mitologia, che mi ha sempre affascinato fin da bambino. Tutto il resto è venuto di pari passo: la passione per il fantasy e la fantascienza in generale rispecchiano l’attrazione e la necessità l’escapismo verso mondi strabilianti che possano far galoppare la creatività a briglia sciolta.
Sebbene non legga quanto dovrei, metterei tra le mie grandi fonti di ispirazione anche i racconti di genere di autori quali Lovecraft, Robert Howard o Stephen King. Il primo in particolare ha avuto, per me come per tanti altri scrittori moderni, un impatto notevole sullo stile e la sensibilità, specialmente quando si tratta di horror e world building.
I prodotti della cultura pop invece hanno cementato il mio gusto visivo: sono un grande appassionato del movimento artistico grimdark e identifico proprietà intellettuali, come Warhammer dei tempi d’oro o lo stesso Dungeons & Dragons nelle sue varie incarnazioni, come fondamentali per la formazione del mio stile artistico.
Per quanto riguarda la zoologia, penso che possa essere messa a fianco all’amore per i dinosauri sbocciato quando ero bambino: ho sempre amato la natura e ho passato innumerevoli ore della mia infanzia ad ascoltare i documentari di Piero Angela, della National Geographic o della BBC. Chi mi conosce sostiene che in un’altra vita probabilmente sarei stato un erpetologo o un entomologo, ma per il momento mi basta non aver perso la passione per lo studio del regno animale che, anche se solo al livello amatoriale, mi aiuta incredibilmente come artista.
Gianmaria Simone
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